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Jorge Campos, José René Higuita Zapata
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La macchina inizia a lavorare
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Giù all’ISIA di Urbino si è concluso anche il workshop di Paula Sher. Molto interessante la sua conferenza. Anche in questo caso peccato per coloro che si sono persi per la strada e non sono riusciti a venire.
Fotografia di Aurora “Audrey” Biancardi.
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All’ISIA di Urbino si è concluso anche il workshop di illustrazione tenuto da Paul Cox. Purtroppo non ho partecipato ma ho comunque avuto il piacere di conoscerlo. Peccato anche per chi si sia perso la sua interessantissima conferenza. Nella foto (Müge Yilmaz) una scala cromatica umana.
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Progetto fotografico di Myoung Ho Lee.
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Se avrò tempo la leggerò tutta, probabilmente senza rendermi conto
di averla scritta io.
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è proprio lui, coola di luchissimo, da barça, che ogni tanto se ne esce con proposte surreali ma sempre ultra-piacevoli.
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Giorni miracolosamente colpiti da sterilità. Invece di rallegrarmene, di gridare vittoria, di convertire quell’aridità in festa, di vederli come un punto d’arrivo e come una prova della mia maturità, insomma del mio distacco, mi lascio pervadere dalla stizza e dal cattivo umore: tanto è tenace in noi il vecchio uomo, la canaglia smaniosa incapace di scomparire.
E. M. Cioran
Img: E. Schiele, Death and the Woman.
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Che bello imbattersi casualmente in un effetto Moirè.
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Settimana molto intensa:
Gita al MART di Rovereto;
Inaugurazione e premiazione del premio Pippi, Casalecchio;
Inaugurazione mostra Tara Books, Bologna;
Vecchi amici;
Nuovi amici, Asus, Associazione Studenti Universitari Sud Tirolesi;
Open source, parentesi grafiche, Bologna;
Presentazione del brief per Design center, Bologna, Accademia di Belle Arti;
Ecc ecc.
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La forte presenza, ancora oggi, del grande esperimento sociale che ha contraddistinto il lavoro dell’imprenditore rosso, si respira profondamente da subito, appena usciti dall’autostrada alla volta di Ivrea.
Un breve tragitto a bocca aperta tra le vie di una città che apparentemente sembra non aver ancora digerito il lutto del grande Ingegnere, ci conduce in maniera molto diretta, come se avessimo percorso queste strade, anche noi, migliaia di volte, verso il parco che ospita oggi l’archivio, quello che era ai “tempi d’oro” l’asilo aziendale della Olivetti.
Un rapido incontro con la Direttrice e la sua segretaria, per definire le linee guida che il gruppo andrà a seguire in occasione della progettazione dell’immagine parallela (così l’abbiamo chiamata) per la fiera dela Parola di Giugno, per scaldare i muscoli prima di addentrarci nella giungla per cuori sensibili che è l’archivio vero e proprio.
Da qui in poi, la luce.
L’intero edificio sembra aver conservato un’aria che si respirava già da più di 50 anni fa, l’ossigeno che ha irrorato i cervelli dei grandi della progettazione grafica Italiana e non solo.
Camminando tra le grandi stanze e nei lunghi corridoi ci si può immedesimare ed osservare le stampe originali ed i prototipi di designer di fama mondiale quali: Enzo Mari, Giovanni Pintori, Ettore Sottsass, Milton Glaser, Folon, Nizzoli, etc etc.
Nella foto: Io davanti a due manifesti di Enzo Mari.
Un ringraziamento a Marco Tortoioli Ricci ed ai miei compagni di viaggio, Stefano e Müge (che ha scattato migliaia di foto).
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Guido si appunta la pronuncia dei nomi delle persone sulle ante metalliche di un armadio pieno di passione ma privo di polvere, perchè non sa parlare bene l’inglese.
Guido possiede una doppia copia di ogni suo libro, per consumarne una sola.
Guido, come Walker Evans, considera il libro fotografico, come un “film su carta”.
Guido ha mangiato succulenti pesche nel giardino di casa sua assieme a Bruno Munari.
Guido comunica con il linguaggio del corpo, cercando approvazione e comprensione tra gli sguardi di tutti noi a bocca aperta.
“Mi hanno influenzato : mio padre, mia madre, mio zio, mio nonno, mia sorella no, perchè non l’ho avuta”



