Guido si appunta la pronuncia dei nomi delle persone sulle ante metalliche di un armadio pieno di passione ma privo di polvere, perchè non sa parlare bene l’inglese.
Guido possiede una doppia copia di ogni suo libro, per consumarne una sola.
Guido, come Walker Evans, considera il libro fotografico, come un “film su carta”.
Guido ha mangiato succulenti pesche nel giardino di casa sua assieme a Bruno Munari.
Guido comunica con il linguaggio del corpo, cercando approvazione e comprensione tra gli sguardi di tutti noi a bocca aperta.
“Mi hanno influenzato : mio padre, mia madre, mio zio, mio nonno, mia sorella no, perchè non l’ho avuta”
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Porsi delle domande apparentemente prive di significato significa guardarsi dentro.
Trovare una precisa corrispondenza tra forma e contenuti fornendo una libera interpretazione basata su di una logica inappuntabile (maniacale) utilizzando il minor numero possibile di mezzi, significa trovare interesse nell’essenza delle cose (nel minimo).
Per quanto la progettazione possa essere paragonata ad una continua ricerca dell’ordine, essa deve poter lasciare spazio, nella materializzazione dei suoi contenuti, alla libera interpretazione personale.
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Senti ma che tipo di festa è?
Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi, io sto buttato in un angolo, no?
Ah no, se si balla non vengo.
No allora non vengo.
Che dici, vengo?
Mi si nota di più se vengo e sto in disparte, o se non vengo per niente?
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